Prendersi cura della tiroide: diagnosi e trattamento

Prendersi cura della tiroide: diagnosi e trattamento


03/05/2018

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La diagnosi


Il primo “passo” diagnostico è sottoporsi a una semplice palpazione del collo. Il medico effettua semplici manovre con le mani nella parte anteriore del collo per verificare eventuali anomalie strutturali della ghiandola. Con la palpazione, infatti, vengono valutati il volume, la consistenza e la presenza di noduli. Tuttavia, questo esame risulta adeguato solo se la tiroide ha subito cambiamenti strutturali significativi in termini di dimensioni.


In presenza di noduli palpabili o per avere una certezza diagnostica di presenza/assenza di noduli sarà necessaria l’ecografia del collo, esame in grado di valutare con estrema precisione dimensioni, struttura e vascolarizzazione della ghiandola e la presenza di noduli anche piccolissimi (con gli strumenti oggi a disposizione possono essere rilevati noduli già dai 2-3 mm di diametro). L’esame può, inoltre, escludere altre patologie del collo a carico delle stazioni linfonodali (nel collo ci sono più di 300 linfonodi). Nel caso di noduli sospetti potrà esserci l'indicazione per l’agoaspirato ecoguidato, esame in grado di escludere con una elevata probabilità la natura maligna di un nodulo tiroideo.


Il test più accurato per la diagnosi dei disturbi tiroidei, invece, è un semplice esame del sangue che serve per valutare il livello dell’ormone tireostimolante (TSH). Questo ormone prodotto dall’ipofisi – la principale ghiandola endocrina, che elabora importanti ormoni, posta sotto la base dell’encefalo – regola la funzionalità della tiroide: se i livelli di ormoni tiroidei circolanti sono bassi, l’ipofi si produrrà maggiori quantità di TSH al fine di stimolare la tiroide a produrre più ormoni, mentre nella condizione opposta il TSH risulterà soppresso. Un normale livello di TSH è sufficiente a escludere alterazioni della funzione tiroidea ma, in caso di valori alterati e/o vicini agli estremi del limite di riferimento, è opportuno il dosaggio specifico degli ormoni tiroidei T3 e T4 ed eventualmente degli anticorpi anti-tiroide al fine di una più precisa caratterizzazione della funzione tiroidea.


La scintigrafia tiroidea, in passato esame cardine nell’inquadramento delle patologie tiroidee, attualmente è riservata alle condizioni di iperfunzione (TSH soppresso o ai limiti bassi della norma).


Il trattamento


Il trattamento dei disturbi della tiroide varia in base alla tipologia insorta e ad alcuni fattori come l’età, lo stile di vita e, in generale, le condizioni cliniche e fi siologiche del paziente.


Sinteticamente, esistono diverse possibilità di intervento:


  • terapia ormonale sostitutiva: può essere effettuata in caso di ipotiroidismo somministrando gli ormoni tiroidei che vengono prodotti in quantità insufficienti;


  • radioterapia a base di iodio-131: viene generalmente eseguita nei soggetti ipertiroidei o in caso di carcinoma alla tiroide;


  • intervento chirurgico: può essere previsto a scopo diagnostico in caso di nodulo indeterminato alla citologia o nel caso di noduli con citologia sospetta e/o compatibile con carcinoma. L’intervento può essere comunque previsto anche in caso di gozzo multinodulare senza dubbi sulla natura dei noduli, quando le dimensioni della ghiandola sono elevate e il paziente accusa disturbi compressivi;


  • trattamenti percutanei: negli ultimi anni sono stati introdotti trattamenti percutanei (alcolizzazione, laser, radiofrequenza, ultrasuoni focalizzati ad alta intensità) che al momento hanno indicazione nel trattamento della patologia benigna compressiva in pazienti con controindicazioni alla chirurgia (comorbilità) o che la rifiutino.


paziente, caregiver, maschio, femmina, ipotiroideo, ipertiroideo, in gravidanza, non in gravidanza, <18, 18-24, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65+