Il selenio: un minerale essenziale per il benessere della tiroide

Il selenio: un minerale essenziale per il benessere della tiroide


30/04/2019

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Il selenio è un minerale essenziale per la vita ed è il costituente principale delle cosiddette “selenoproteine”. Attraverso l’attività di queste proteine, il selenio influenza e modula numerose attività fondamentali per il mantenimento del nostro benessere, come la funzionalità tiroidea, le risposte immunitarie, il metabolismo, l’infiammazione e la fertilità.


Alimentazione e benefici del selenio


Il contenuto totale di selenio nel nostro organismo dipende dalla dieta e dalla sua presenza negli alimenti nei quali è presente principalmente come seleniocisteina e seleniometionina, che rappresentano le due forme organiche di questo elemento attraverso le quali viene assorbito. Le principali fonti alimentari di selenio sono la carne e i prodotti della carne, il pesce e i frutti di mare, pasta, riso e pane, uova e la frutta secca, specialmente le noci brasiliane. In particolare, le selenoproteine presenti in questi alimenti agirebbero contrastando l’effetto dell’esposizione ad un livello eccessivo delle molecole ossidanti, prodotte dai normali processi cellulari, con conseguenti alterazioni metaboliche, danno e morte cellulare. 


Carenza di selenio: conseguenze per la tiroide


Una carenza di selenio, provoca un’insufficiente attività delle selenoproteine, e può avere conseguenze serie sul funzionamento della tiroide. Questa ghiandola, infatti, è caratterizzata da un’alta concentrazione nei suoi tessuti di selenoproteine che, in questa sede, proteggono i tirociti, le cellule della tiroide, dal danno causato dallo stress ossidativo e modulano la produzione degli ormoni tiroidei.   La tiroidite di Hashimoto, che costituisce una delle patologie autoimmuni più comuni associate alla tiroide, è caratterizzata da gozzo e presenza di specifici autoanticorpi anti-tireoperossidasi (APOAb) e anti-tireoglobulina (TGAb), nonché da un quadro di ipotiroidismo conclamato o subclinico. I segni e i sintomi, infatti, sono principalmente quelli dell’ipotiroidismo. Questa patologia insorge a seguito dell’interazione sia di fattori genetici che ambientali, tra cui anche la carenza di selenio nella dieta. Infatti, diversi dati scientifici riportano una correlazione fra bassi livelli plasmatici di selenio e maggiore rischio di tiroidite autoimmune. Una possibile causa sarebbe collegata all’aumento di radicali liberi, e quindi del danno ossidativo, nei pazienti con tiroidite di Hashimoto. Tale fenomeno nei pazienti sani, invece, viene contrastato proprio dalle selenoproteine.  



L’integrazione alimentare di selenio


L’assunzione raccomandata per la popolazione, espressa come valori su base giornaliera, è di 55μg per uomini e donne adulte, 60μg in gravidanza e 70μg durante l’allattamento. Per il ruolo importante di questo minerale, dunque, è importante assicurarsi di assumerne quantità sufficienti o, in caso contrario, ricorrere ad un integratore alimentare. Diversi studi hanno recentemente analizzato gli effetti degli integratori a base di selenio nei pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto e molti di questi hanno rivelato una riduzione dei livelli di TPOAb. Inoltre, si è visto che la supplementazione con seleniomentionina in donne eutiroidee in gravidanza con tiroidite di Hashimoto riduce la comparsa di ipotiroidismo post-parto.  


Bibliografia

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paziente, maschio, femmina, ipotiroideo, in gravidanza, non in gravidanza, <18, 18-24, 25-34, 35-44, 45-54, 55-64, 65+